IVA
Calcola l’IVA nei due sensi: aggiungendola o togliendola da un prezzo.
Ivato
1.220,00
- Imponibile1.000,00
- IVA220,00
- Ivato1.220,00
Le aliquote italiane sono il 22% ordinaria, il 10% ridotta, fra l’altro su molti alimentari e sui servizi turistici, il 5% su alcune erbe aromatiche fresche e su alcuni servizi sociosanitari delle cooperative sociali, e il 4% minima, su pane, pasta, latte, libri e giornali.
Come funziona
L’IVA si aggiunge al prezzo imponibile. Con il 22% di IVA, 1.000 euro diventano quindi 1.220 euro ivati.
L’altro senso è meno ovvio. L’IVA dentro un prezzo di 1.220 euro non è il 22% di 1.220, ma 220 euro, cioè circa il 18,03% del prezzo ivato. Si divide per 1,22 invece di moltiplicare.
L’Italia ha quattro aliquote: il 22% come aliquota ordinaria, il 10% ridotta, fra l’altro su molti alimentari, sull’acqua, sull’energia elettrica per uso domestico, sui primi 480 metri cubi all’anno di gas metano per usi civili (oltre quella soglia il gas paga il 22%) e sui servizi turistici, il 5% su basilico, rosmarino e salvia freschi, sull’origano e su alcuni servizi sociosanitari e assistenziali resi da cooperative sociali, e il 4% minima, su pane, pasta, latte, libri e giornali.
Alcune operazioni sono del tutto esenti, per esempio le prestazioni sanitarie, le assicurazioni, gran parte dell’istruzione e la locazione di immobili abitativi. Chi è esente non può però detrarre l’IVA sugli acquisti.
I soggetti passivi versano l’IVA incassata e ne detraggono quella pagata sugli acquisti. L’imposta diventa quindi un costo solo per il consumatore finale.
Come calcola lo strumento
Lo strumento calcola solo l’IVA e la arrotonda al centesimo, con il mezzo centesimo per eccesso. L’altro importo è la somma o la differenza, così imponibile e IVA danno sempre esattamente il prezzo ivato. Partendo dall’imponibile, l’IVA è l’importo per l’aliquota diviso 100. Partendo dal prezzo ivato, è l’importo per l’aliquota diviso 100 più l’aliquota: 10/110 al 10%, cioè il 9,09% del prezzo, e 4/104 al 4%, il 3,85%. Un importo con più di due decimali viene prima arrotondato al centesimo, e l’aliquota può essere qualsiasi numero da 0 a 100, anche con decimali.
Esempio: il caffè al bar
Un caffè consumato al bar a 1,20 euro ha l’IVA al 10%, perché la tabella A del decreto IVA mette le somministrazioni di alimenti e bevande fra le operazioni al 10%. Lo strumento calcola 1,20 × 10/110 = 0,10909 euro e mostra 0,11 euro di IVA e 1,09 euro di imponibile. Con un imponibile di 0,25 euro al 22% l’IVA esatta è 0,055 euro: è il caso del mezzo centesimo, che lo strumento porta a 0,06 euro.
Fattura e arrotondamento
L’articolo 21 del decreto IVA (DPR 633/1972) chiede che la fattura indichi aliquota, ammontare dell’imposta e dell’imponibile «con arrotondamento al centesimo di euro». Arrotondare riga per riga o sul totale non dà però sempre lo stesso risultato. Tre articoli da 0,99 euro al 22% hanno 0,2178 euro di IVA ciascuno, cioè 0,22 euro arrotondati e 0,66 euro in tutto; calcolata una volta sola sull’imponibile di 2,97 euro, l’IVA è 0,6534 euro, cioè 0,65. Lo strumento fa un calcolo per volta, quindi per una fattura con più aliquote conviene un calcolo per ciascuna aliquota.
Dal 1° gennaio 2027 il decreto IVA lascia il posto al testo unico IVA (d.lgs. 10/2026). Le aliquote restano il 22% e le ridotte del 4, 5 e 10% (articolo 34), le somministrazioni di alimenti e bevande restano al 10% (tabella A, parte IV, n. 102) e la regola sull’arrotondamento in fattura passa all’articolo 72.
Fonti
- Agenzia delle Entrate – norme generali e aliquote IVA
- Agenzia delle Entrate – Circolare n. 2/E del 17 gennaio 2008 (gas metano per usi civili, 480 metri cubi annui)
- Agenzia delle Entrate – Risoluzione n. 56/E del 3 maggio 2017 (basilico, rosmarino e salvia al 5%)
- DPR 26 ottobre 1972, n. 633, art. 21 – fatturazione delle operazioni
- DPR 26 ottobre 1972, n. 633, tabella A, parte III, n. 121
- D.lgs. 19 gennaio 2026, n. 10 – testo unico IVA (art. 34, 72 e 171, tabella A)