Calcolo stipendio netto 2026
Inserisci lo stipendio lordo, scegli la regione e il numero di mensilità per vedere quanto resta in busta paga nel 2026, con ogni imposta e detrazione riga per riga.
Netto per mensilità
1.905 €
Imposte e contributi595 €
Quota di imposte23,8%
Aliquota marginale49,3%
Come si compone l’imposta
| Per mensilità | All’anno | |
|---|---|---|
| Stipendio lordo | 2.500 € | 32.500 € |
| Contributi INPS | 230 € | 2.987 € |
| IRPEF lorda | 534 € | 6.939 € |
| Detrazione per lavoro dipendente | -142 € | -1.844 € |
| Ulteriore detrazione (cuneo fiscale) | -77 € | -1.000 € |
| Addizionale regionale | 32 € | 416 € |
| Addizionale comunale | 18 € | 236 € |
| Imposte e contributi | 595 € | 7.735 € |
| Netto | 1.905 € | 24.765 € |
La base dell’anno
- Reddito imponibile
- 29.513 €
- IRPEF netta
- 4.096 €
Stima per l’anno d’imposta 2026 per un lavoratore dipendente del settore privato occupato tutto l’anno e con il solo stipendio: INPS 9,19% (9,49% in alcuni settori), massimale per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995, IRPEF, detrazione per lavoro dipendente, cuneo fiscale e trattamento integrativo. Non sono incluse le detrazioni per familiari a carico, gli oneri deducibili e detraibili, le detrazioni regionali per i figli, gli scaglioni e le soglie di esenzione comunali e i fondi dei contratti collettivi. Le addizionali regionale e comunale del 2026 sono trattenute soprattutto sulle buste paga del 2027 (quella comunale in parte come acconto nel 2026) e la tredicesima è tassata senza detrazioni, quindi i singoli mesi differiscono dalla media.
Come funziona
Il calcolo parte dalla retribuzione annua lorda (RAL). Prima si tolgono i contributi INPS a carico del lavoratore, di norma il 9,19%, più un 1% sulla parte della retribuzione oltre 56.224 euro. Quello che resta è il reddito imponibile su cui si calcola l’IRPEF.
Dal 2026 l’IRPEF ha tre scaglioni: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.000 a 50.000 euro (prima era il 35%) e 43% oltre 50.000 euro. Sopra i 50.000 euro l’imposta lorda è quindi 13.700 euro più il 43% della parte eccedente.
All’imposta lorda si sottrae la detrazione per lavoro dipendente: 1.955 euro fino a 15.000 euro di reddito, poi un importo che sale a circa 3.100 euro appena oltre i 15.000 e da lì scende fino ad azzerarsi a 50.000 euro, con 65 euro in più tra 25.000 e 35.000 euro. Fino a circa 8.500 euro di reddito la detrazione azzera l’IRPEF (la cosiddetta no tax area). Chi ha un reddito fino a 15.000 euro e un’imposta lorda sufficiente riceve anche il trattamento integrativo di 1.200 euro l’anno.
Il taglio del cuneo fiscale, reso strutturale dal 2025, funziona in due modi. Con un reddito fino a 20.000 euro ricevi una somma esente pari al 7,1%, al 5,3% o al 4,8% dell’intero reddito da lavoro. Tra 20.000 e 32.000 euro spetta invece un’ulteriore detrazione di 1.000 euro, che scende fino a zero a 40.000 euro. Per questo il netto può fare un piccolo salto proprio intorno ai 20.000 euro.
Le addizionali regionale e comunale si pagano solo se resta IRPEF da versare dopo le detrazioni. L’addizionale regionale va dall’1,23% al 3,63% a seconda della regione, spesso a scaglioni, e alcune regioni come Lazio, Umbria, Valle d’Aosta e le province di Trento e Bolzano prevedono aliquote ridotte o esenzioni. Per l’addizionale comunale inserisci l’aliquota del tuo comune, che il Ministero dell’Economia e delle Finanze pubblica per ogni comune; la più diffusa è lo 0,8%, che è anche il limite ordinario di legge. Roma applica lo 0,9%, con esenzione per i redditi imponibili fino a 14.000 euro, e alcuni comuni con un piano di rientro dal disavanzo, come Napoli, Torino e Genova, superano lo 0,8% fino all’1,2%, che è anche il massimo accettato qui. Le soglie di esenzione non sono comprese nel calcolo: chi le supera paga l’addizionale su tutto il reddito.
Le addizionali del 2026 non escono tutte dalle buste paga del 2026: quella regionale è trattenuta in rate da marzo a novembre 2027, quella comunale in parte come acconto nel 2026 e per il resto nel 2027. Anche la tredicesima e la quattordicesima sono tassate senza detrazioni, quindi il netto dei singoli mesi può differire dalla media che vedi qui, mentre il totale dell’anno torna con il conguaglio.
Il risultato è una stima per un lavoratore dipendente del settore privato occupato tutto l’anno, senza familiari a carico e senza altri redditi od oneri deducibili. Non sono inclusi i contributi a fondi e casse dei contratti collettivi, i premi di produttività e le agevolazioni per chi rientra dall’estero.
Nel calcolatore puoi scegliere anche altri paesi, per confrontare lo stesso stipendio lordo con il netto che resterebbe altrove.
Esempi di calcolo
La tabella mostra che cosa resta di alcune retribuzioni mensili lorde in Lombardia: lavoratore dipendente del settore privato occupato tutto l’anno, senza familiari a carico, con tredici mensilità e con l’addizionale comunale allo 0,8%. I valori nascono dalle stesse regole del calcolatore qui sopra.
| Lordo | Contributi e imposte | Netto | Quota trattenuta | Aliquota marginale |
|---|---|---|---|---|
| 1.500 € | 195 € | 1.305 € | 13,0% | 36,2% |
| 2.000 € | 386 € | 1.614 € | 19,3% | 40,6% |
| 2.500 € | 595 € | 1.905 € | 23,8% | 49,3% |
| 3.500 € | 1.170 € | 2.330 € | 33,4% | 49,3% |
| 5.000 € | 1.923 € | 3.077 € | 38,5% | 51,1% |
| 7.500 € | 3.200 € | 4.300 € | 42,7% | 51,1% |
L’aliquota marginale è la quota dei prossimi 100 euro di retribuzione lorda che se ne va in contributi e imposte.
Passo per passo: 2.500 € al mese
2.500 € al mese con tredici mensilità fanno 32.500 € all’anno. I contributi INPS si calcolano sulla retribuzione lorda; l’IRPEF e le addizionali si calcolano su quello che resta dopo i contributi, cioè sul reddito imponibile. Le righe con il segno meno sono detrazioni e somme che il datore di lavoro aggiunge in busta paga.
| Voce | All’anno | Al mese |
|---|---|---|
| Lordo | 32.500 € | 2.500 € |
| Reddito imponibile | 29.513 € | |
| IRPEF netta | 4.096 € | |
| Contributi INPS | 2.987 € | 230 € |
| IRPEF lorda | 6.939 € | 534 € |
| Detrazione per lavoro dipendente | -1.844 € | -142 € |
| Ulteriore detrazione (cuneo fiscale) | -1.000 € | -77 € |
| Addizionale regionale | 416 € | 32 € |
| Addizionale comunale | 236 € | 18 € |
| Netto | 24.765 € | 1.905 € |
Anche la regione conta. Con 2.500 € al mese restano 1.937 € in Bolzano (Alto Adige) e Trento (Trentino), dove l’addizionale regionale pesa di meno, e 1.884 € in Campania, dove pesa di più: 53 € al mese di differenza.
L’aliquota marginale, ovvero che cosa resta di un aumento
La quota che se ne va sull’intero stipendio e la quota che se ne va sull’aumento sono due cose diverse. La prima è una media, la seconda è quasi sempre molto più alta, perché oltre all’aliquota IRPEF dello scaglione pesano le detrazioni che si riducono via via che il reddito sale.
Gli scaglioni del 2026 sono tre: 23% fino a 28.000 euro di reddito imponibile, 33% fra 28.000 e 50.000 e 43% oltre (articolo 11 del TUIR, nel testo della legge di bilancio per il 2026, che ha abbassato il secondo scaglione dal 35 al 33%). I contributi INPS a carico del lavoratore sono il 9,19% della retribuzione, con un punto in più sulla parte che supera 56.224 euro e un massimale di 122.295 euro per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995.
Sopra all’aliquota di scaglione si sommano le detrazioni che scendono. La detrazione per lavoro dipendente (articolo 13 del TUIR) vale 1.955 euro fino a 15.000 euro di reddito, sale a circa 3.100 euro appena oltre quella soglia e da lì scende fino ad azzerarsi a 50.000 euro: nel tratto fra 28.000 e 50.000 si perdono 1.910 euro su 22.000, cioè quasi nove punti di aliquota in più. L’ulteriore detrazione da 1.000 euro introdotta con il cuneo fiscale si azzera invece fra 32.000 e 40.000 euro di imponibile, e in quel tratto aggiunge da sola altri 12,5 punti.
Il risultato è una gobba: con una retribuzione lorda annua fra 35.000 e 44.000 euro circa, ogni euro in più viene trattenuto per circa il 61% fra contributi, IRPEF e addizionali, mentre poco sopra e poco sotto la trattenuta scende intorno al 49%. È l’effetto di due detrazioni che si riducono nello stesso momento, non di un’aliquota che sale.
Gli scalini, e quando un aumento fa scendere il netto
Alcune agevolazioni non si riducono gradualmente ma spariscono in un colpo solo, e per pochi euro di lordo in più il netto annuo può diminuire. Il caso più netto è il trattamento integrativo: 1.200 euro all’anno per chi ha un reddito complessivo fino a 15.000 euro, che sopra quella soglia spetta soltanto se le detrazioni superano l’imposta lorda. Per una persona sola senza familiari a carico non è così, quindi il bonus si perde interamente: nel calcolo qui sopra lo scalino cade intorno a 16.500 euro di retribuzione lorda annua.
Scalini più piccoli ci sono anche a 20.000 euro, dove la somma esente del cuneo fiscale lascia il posto all’ulteriore detrazione da 1.000 euro, e ai due estremi della fascia 25.000–35.000 euro, in cui spettano 65 euro in più di detrazione.
Sono soglie sul reddito dell’intero anno, non sul singolo mese. Chi si avvicina a una di esse dovrebbe guardare il totale annuo, premi e straordinari compresi, prima di considerare quanto vale davvero un aumento.
Addizionale regionale e comunale: quanto e quando
Oltre all’IRPEF si pagano due addizionali sullo stesso imponibile. Quella regionale va dall’aliquota di base dell’1,23% al 3,33% ordinario, con punte più alte nelle regioni in piano di rientro sanitario, e molte regioni applicano scaglioni, detrazioni o esenzioni proprie: nelle province autonome di Trento e Bolzano, per esempio, i redditi bassi e medi non pagano nulla o quasi. Le aliquote in vigore sono pubblicate dal Dipartimento delle Finanze.
L’addizionale comunale è decisa da ogni comune entro un massimo dello 0,8% (Dipartimento delle Finanze). Roma Capitale applica lo 0,9% in deroga a quel limite, con esenzione fino a 14.000 euro di reddito; Milano sta allo 0,8% ma esenta i redditi fino a 23.000 euro. Anche i comuni che hanno firmato un accordo per ripianare il disavanzo possono superare lo 0,8% (legge 234/2021, articolo 1, comma 572, e decreto legge 50/2022, articolo 43, che per i capoluoghi di provincia limita l’aumento a 0,4 punti): nel 2025 Napoli applica l’1%, Torino e Genova arrivano all’1,2% sullo scaglione più alto. Chi supera la soglia di esenzione paga l’addizionale su tutto il reddito, non solo sulla parte eccedente. Il calcolatore usa un’aliquota piena senza soglie di esenzione e senza scaglioni comunali, quindi per i redditi bassi tende a sovrastimare questa voce.
Le due addizionali non si pagano nell’anno in cui il reddito si produce. Il saldo dell’addizionale regionale e comunale del 2026 viene trattenuto sulle buste paga del 2027, in un massimo di undici rate da marzo a novembre, mentre nel 2026 si versa solo un acconto del 30% di quella comunale. Per questo il netto di un mese qualsiasi non coincide mai con la media annua che la tabella mostra.
Che cosa il calcolo non comprende
Il calcolo vale per chi ha soltanto redditi di lavoro dipendente. Non comprende le detrazioni per familiari a carico, gli oneri deducibili e detraibili della dichiarazione, i premi di risultato tassati al 5% e i fondi dei contratti collettivi, come la previdenza complementare, che riducono l’imponibile.
La tredicesima, dovuta a tutti i lavoratori dipendenti dal decreto del Presidente della Repubblica 28 luglio 1960, n. 1070, è retribuzione a tutti gli effetti ma viene tassata senza applicare le detrazioni del mese, già usate nelle dodici mensilità ordinarie: il netto di dicembre è quindi proporzionalmente più basso, anche se il totale dell’anno resta quello calcolato qui. Restano fuori anche i fringe benefit, che si sommano all’imponibile, e il conguaglio di fine anno, con cui il datore di lavoro ricalcola l’imposta su tutto il periodo.
Quanto costa la stessa retribuzione al datore di lavoro
Il 9,19% che compare in busta paga è solo la parte del lavoratore. L’aliquota complessiva per invalidità, vecchiaia e superstiti nel fondo pensioni lavoratori dipendenti è del 33%, di cui il 23,81% a carico dell’azienda (INPS, circolare n. 6 del 30 gennaio 2026), più i contributi minori per disoccupazione, malattia, maternità e cassa integrazione e il premio INAIL.
Poi c’è il trattamento di fine rapporto: ogni anno si accantona la retribuzione dovuta per l’anno divisa per 13,5, cioè il 7,41%, rivalutata ogni 31 dicembre dell’1,5% fisso più il 75% dell’aumento dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo (articolo 2120 del codice civile). È retribuzione differita: non compare nel netto mensile, ma è parte del costo del lavoro.
Fra contributi e accantonamento del TFR il costo di un dipendente supera quindi di circa un terzo la retribuzione lorda, e la distanza fra quel costo e il netto che arriva sul conto è quello che in Italia si chiama cuneo fiscale. Gli interventi degli ultimi anni – somma esente, ulteriore detrazione, trattamento integrativo – sono tutti tentativi di ridurlo dal lato del lavoratore, senza toccare le aliquote contributive.
Fonti
- Agenzia delle Entrate – Aliquote e calcolo dell’Irpef
- Agenzia delle Entrate – Circolare n. 4/E del 16 maggio 2025 (cuneo fiscale)
- MEF, Dipartimento delle Finanze – Addizionale regionale all’Irpef, aliquote applicabili
- MEF, Dipartimento delle Finanze – Addizionale comunale all’Irpef
- D.Lgs. 28 settembre 1998, n. 360, art. 1 – addizionale comunale all’Irpef (limite dello 0,8%)
- INPS – Circolare n. 6 del 30 gennaio 2026 (massimale e aliquota aggiuntiva)